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Lo Smart Working non protegge i dati della PA e delle aziende

Lo Smart Working non protegge i dati della PA e delle aziende

COMUNICATO STAMPA

Lo Smart Working non protegge i dati della PA e delle aziende
Cantarini, assicuratore: “Le linee dati private sono certamente più a rischio e meno protette”

ANCONA – Lo Smart Working in epoca di recrudescenza della pandemia, è la soluzione adottata da moltissime amministrazioni pubbliche a partire dal Comune di Ancona, per limitare i contagi e tutelare i dipendenti. Tuttavia, sotto l’aspetto assicurativo, la nuova modalità di lavoro solleva una serie di criticità.
«Le linee private sono certamente più a rischio e meno protette rispetto a quelle in uso nei Comuni e nelle aziende – dice Mauro Cantarini dell’Agenzia Vittoria di Jesi - e quindi il rischio di furto di dati sensibili sono possibili«. Il rischio si estende in questo caso anche a tutti i dati del dipendente e della propria famiglia come profili social, conto corrente, foto, video ecc.
«Inoltre andrebbe normato l’uso di strumenti propri a casa per fini lavorativi come la stessa linea dati, il pc, le stampanti, in assenza dell’affidamento di strumenti da parte della parte datoriale« - insiste Cantarini che apre anche il fronte della tutela personale.
«La responsabilità in tempo di Smart Working nel caso di eventuali infortuni e anche il contagio da Covid-19 che è equiparato al lavoro in presenza, aprono una discussione sostanzialmente sottovalutata ma certamente complessa che riguarda i protocolli adottati, i documenti di valutazione dei rischi, la privacy ecc.«.
Da parte di un assicuratore esperto ecco il consiglio. «Al cittadino-lavoratore – dice Mauro Cantarini - il consiglio è di stipulare una copertura di cyber risk estesa a tutta la famiglia per tutelare i propri dati ed il proprio patrimonio unitamente alla polizza di tutela legale per difendersi da richieste economiche avanzate da terzi e che richiede un investimento di poche decine di euro l’anno. All’ente pubblico e all’azienda, in base alle specifiche esigenze, occorre valutare con attenzione anche la tipologia di servizi che il dipendente eroga in modalità smart working e poi studiare la copertura adatta«.

 

Jesi, 3 novembre 2020

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